LINEAMENTI STORICI DEL BORGO DI CASTELLETTA

castelletta

(da “Abbazie e Castelli della Comunità Montana dell’Alta Valle dell’Esino”, a cura di Giancarlo Castagnari, 1990)

Dal nome di Santa Maria sopra Minerva della chiesa parrocchiale nasce l’ipotesi secondo la quale le origini di Castelletta risalgano ad epoca romana e si colleghino ad un nucleo abitato costituito da un insediamento tuficano, la cui unica testimonianza si basa su un frammento di trabeazione rinvenuto sul posto. Assai spesso i luoghi di culto cristiani sono stati edificati su precedenti luoghi di culto pagani.

Anche se la prima menzione di Castelletta risale al 1292, si può certamente ritenere che il luogo dove sorge il borgo sia stato scelto come avamposto fortificato, di piccola dimensione, dai Rovellone signori del vicino omonimo castello, oggi rilevabile rintracciando i pochi ruderi rimasti.

Il toponimo diminutivo avvalora per l’appunto questa ipotesi.

È anche probabile che durante le invasioni barbariche, gli abitanti del piccolo villaggio romano abbiano preferito creare più a monte, in posizione adatta alla difesa, una struttura fortificata identificabile con l’antico castello di Rovellone. Comunque è assodato che la storia di Rovellone e di Castelletta sono legate alle vicende del feudo di quei signori e alla intricata questione dell’eredità del conte Gentile.

Nei documenti, in modo particolare nelle definizioni dei confini per l’assegnazione dell’asse eriditario o negli atti per il riconoscimento dei diritti di giurisdizione comunale, i due castelli vengono indicati come facenti parte del medesimo territorio e quindi come un’unica “corte” autosufficiente. Valga come esempio l’atto di vendita del 22 ottobre 1305 con il quale si conferma il passaggio di proprietà dei castelli di Rovellone e Castelletta, unitamente a quelli di Avoltore e Grotte, da Donna Margherita vedova del conte Gentile e tutrice dei suoi figli minori, al comune di Fabriano rappresentato da Vagnino di Alberghetto Chiavelli.

È evidente che in quest’epoca Castelletta raggiunge una struttura fortificatoria e una dimensione urbana più grandi rispetto al primo nucleo formatosi probabilmente come appendice o gemmazione di Rovellone.

Nel 1318 passa sotto la giurisdizione di Fabriano; tuttavia alcune terre rimangono di proprietà dei Rovellone che hanno ancora interessi da tutelare in questi luoghi. Infatti nel 1346 si registra una lite tra Giovanni, figlio del fu Gentile, e gli uomini di Castelletta, rappresentati da Guiduccio di Giovanni della vicina Domo.

Nel XV secolo Castelletta conta circa 150 abitanti, un numero inferiore rispetto a quello di Precicchie, che lascia presumere una diversa distribuzione della popolazione nei territori dei due castelli: concentrata nel primo dove si sviluppa un sistema abitativo più organico, più sparsa nel secondo, dove al piccolo borgo murato fanno da corona i dipendenti minuscoli villaggi. Due diverse micro realtà riscontrabili anche da un esame degli insediamenti religiosi che risultano più numerosi nel territorio di Precicchie, comprendente anche gli antichi castelli di Avoltore e Grotte.

Un altro aspetto di questa realtà locale è la rilevante consistenza dei beni comunitari o collettivi; dei 10 castelli che nella seconda metà del XVII secolo hanno proprietà in comune, Castelletta occupa il primo posto in graduatoria con some 510 e coppe 2, pari a ettari 769,778, aventi un estimo di 5087 fiorini; per il valore delle terre la supera Precicchie con un estimo di 9678 fiorini rapportato però ad una superficie inferiore che si aggira intorno alle 267 some, poco più di 403 ettari.

Una storia di grande interesse per la storia del monachesimo benedettino-silvestrino si rintraccia nella località denominata Grottafucile, presso la Gola della Rossa in territorio della Castelletta a destra dell’Esino, dove, sotto la protezione dei Rovellone, dal 1227 al 1230 trova asilo Silvestro Guzzolini da Osimo, che, in quel luogo suggestivo e appartato, nel 1265 farà costruire un monastero dipendente da quello di Monte Fano. Della chiesa e dell’eremo di Santa Maria di Grottafucile oggi restano pochi ruderi salvati in extremis ma ben visibili sull’orlo di un precipizio formato da una delle tante cave di pietra aperte nel monte della Rossa.

La presenza silvestrina nella zona influisce non poco ad alimentare le vocazioni religiose che, proprio a Castelletta, raggiungono la più alta espressione con la possente figura di Stefano di Antonio, nominato negli anni Sessanta del XV secolo abate generale dell’ordine per la sua fama di giurista e teologo e per essere tenuto in grande considerazione dalla Curia romana. Tra il 1555 e il 1583 altri due silvestrini della Castelletta andarono a ricoprire la suprema carica monastica.

Con il generale declino dei castelli, ridotti dal Seicento in poi a meri nuclei abitati del contado senza più alcuna specifica funzione ricollegabile al sistema difensivo comunale, anche Castelletta è ridotta ad un villaggio di montagna con una economia a prevalente indirizzo silvo-pastorale, un comparto dell’agricoltura che fra Otto e Novecento tende ad impoverire, generando un consistente esodo delle popolazioni.

Un fenomeno dai risvolti drammatici che nell’immediato secondo dopoguerra provoca episodi sconcertanti: la marcia della fame degli abitanti di Castelletta verso Ancona, dove vengono caricati dalla polizia e l’apertura di una strada verso Serra San Quirico per occupare in qualche modo coloro che non hanno un minimo di sostentamento.

Soltanto alla fine degli anni Sessanta con il processo di industrializzazione e con le rimesse degli emigrati, si cominciano ad avvertire i primi sintomi di una ripresa socio-economica.

TESTIMONIANZA RACCOLTA DALLO STAFF ALESTE NEL 2012

Remo, classe 1926, è un dei 14 residenti effettivi di Castelletta. Si pensi che meno di un secolo fa questo borgo contava, secondo quanto racconta Remo, mille abitanti e duecento somari!

La popolazione nell’immediato dopoguerra era allo stremo e gran parte dei giovani era emigrato. Remo stesso fu minatore a Marcinelle in Belgio e rimpatriato dopo la sciagura, ai cui fatti fortunatamente non prese parte, poi minatore in Francia.

La decisione di andare a protestare con le autorità fu presa perchè la popolazione viveva in uno stato di grande isolamento in quanto il fondovalle poteva essere raggiunto solo a piedi o a dorso d’asino. Era quindi necessario costruire una strada e questa era la principale richiesta degli abitanti.

La protesta degli abitanti fu però duramente stroncata dalle forze dell’ordine, guidate all’epoca dal Ministro dell’interno Mario Scelba.

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Marco Oggioni

Marco Oggioni

Co-Titolare at Aleste
mi occupo di marketing, comunicazione e aspetti commerciali. Pedalo, cammino, fotografo e leggo di tutto. Adoro i GPS, litigo spesso con lo smartphone!
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